Mentre la comunità scientifica si sta occupando della cosa, aspettando che ci sia una soluzione unanime (arriveranno quando sarà tutto finito, per non sbagliare), altri morti si contano nel grande sisma del Covid.

Dello stato abbiamo già detto. Inutile, viene tenuto in vita artificialmente a giustificare le ubbie delle persone pigre che non sanno a chi altro attribuire colpe, che non ci sono.

Nella notte nera con le vacche nere c’è un morto eccellente, per noi dolorosissimo e lacerante: il pensiero libertario.

Nel momento in cui l’individuo diviene artefice del suo destino e protagonista sulla scena, il libertario viene preso dal panico e perde la bussola.
Vediamo infatti che:

  • Il virus non è centralizzato
  • il virus procede da individua a individuo
  • il virus è una minaccia potenziale
  • il virus non può essere ignorato
  • la cura per il virus è la quarantena
  • il virus non è democratico

Il virus costringe a pensare le relazioni tra gli individui escludendo lo stato e qualunque controllo centralizzato, per lo meno da un punto di vista epidemiologico, vale a dire per gli effetti concreti che porta agli individui. Il virus rende l’individuo il nemico dell’individuo, il vicino potenziale minaccia e unico portatore di aggressione.
Che c’entra lo stato?

Come il riscaldamento globale non è governato dall’uomo (questa è la mia fede profonda), così il virus.
Il virus è un elemento naturale che sfugge al controllo umano.
Può essere combattuto e limitato, anche sconfitto, anche eliminato, ma non può essere ignorato. Può ed è oggetto di informazione controllata e centralizzata. Può servire e serve agli scopi del potere statale (esattamente come può servire a combattere il potere dello stato). E’ in ogni caso un organismo autonomo, che detta la sua legge, che è inappellabile.

Che c’entra lo stato? Cosa ha da dire lo stato?

Il pensiero libertario è andato nel panico. Prima ha invocato i tracciamenti coreani, senza pensare a cosa significassero in termini di controllo sociale, roba che nemmeno Orwell si sarebbe sognato. Poi, intuita la sbandata, ha invocato l’immunità di gregge, quella svedese che ha provocato migliaia di morti nelle residenze per anziani. Che la socialdemocrazia eugenetica diventasse un modello per in libertario è cosa che ispira stupore, ma è solo panico.
Alla fine, per giustificare la libertà personale di fare quel che si vuole, comprendendo che fare quel che si vuole è possibile solo in un mondo di strade e piazze pubbliche, quindi grazie allo stato, si è giunti alla soluzione drastica, la negazione sic e simpliciter del virus.

Negare una malattia che sta paralizzando tutti i paesi del mondo non è facile. Ma ci si può riuscire riprendendo in mano gli strumenti della propaganda reazionaria, quel filone di successo che dagli Illuminati di Baviera giunge fino a noi con il nome di complottismo.
L’idea è semplice e potente: il mondo è governato da una cupola, la libertà dell’uomo non esiste, l’azione umana è ininfluente. Tutto viene deciso in segreto e nei momenti cruciali della storia uomini di potere agiscono per determinare il comportamento delle masse. Queste sono pecore inconsapevoli e incoscienti, mandate al macello per gli interessi dei potenti, che non si peritano di ordinare le peggiori stragi pur di seguire il proprio interesse. Allora la rivoluzione francese è un complotto massonico, tutta la storia è spiegata per mezzo di riunioni segrete e guidata da personaggi capaci di ordire le trame più complesse pur di ottenere un vantaggio.

In quest’ordine di pensieri cosa c’è di più ovvio del credere che il virus sia stato pensato da una mente malvagia, capace di ordire il grande complotto, di creare il virus, di diffonderlo calcolandone le conseguenze, di graduarne l’efficacia a seconda delle convenienze al solo scopo di realizzare un esperimento sociale che consiste nel mettere la mascherina a tutti per abituarli al giogo. Un esperimento così raffinato che, fosse possibile, tutto sarebbe possibile, pure il socialismo.

In questa ipnosi, nella notte dove tutte le vacche sono nere, si perde il senso perfino del liberalismo che è innanzitutto azione umana, fiducia nell’uomo e impossibilità del socialismo.

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