Nella notte nera, cupa e ruggente, (la vacche sono tutte nere e non si vede una benamata fava) tocca andare solitari, a tentoni e, quando si è fortunati, guidati da una fioca stella. Ma si va, in compagnia del gatto non morto e non vivo.

Ma qualcuno è morto, per noi, qualcuno di cui ci fidavamo e ci ha deluso e che ci tocca salutare. O meglio, insalutati se ne vanno i filosofi che ci stanno imbrogliando.

Il parto di due eminenti filosofi e un tecnico giurista ha turbato il libertario quantistico, il quale ammette il dubbio, lo coltiva addirittura, con amore e passione, ma non accetta la ciurlatura a buon mercato.

Perché quando i filosofi sciattamente riportano, in questo articolo, che la non obbligatorietà del vaccino “ha consentito allo Stato di non assumersi alcuna responsabilità in punto di vaccinazione, in quanto atto formalmente non obbligatorio e rimesso alla libera scelta di ognuno”, ebbene semplicemente mentono.

Perché non possono non sapere che la Corte costituzionale ha stabilito che gli indennizzi di cui alla legge n. 210 del 1992 – espressamente richiamata dall’art. 5-quater del d.l. n. 73 del 2017, come convertito dalla legge n. 119 del 2017 sarebbero comunque dovuti, in applicazione di quello che è un principio generale dell’ordinamento,, con riguardo alle vaccinazioni sia obbligatorie, sia raccomandate.
Dato che gli obiettivi di copertura perseguiti sono gli stessi del più recente piano vaccinale, non può ritenersi che l’estensione dell’obbligo comporti incrementi sensibili degli oneri per indennizzi.

E poi, quando mai la spesa si è rivelata un ostacolo per lo stato? anzi…

Quindi i filosofi imbrogliano, a buon mercato per giunta. Non credete ai cattivi filosofi.

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