Leggiamo sul Giornale che: “La manovra economica per il 2020 vale complessivamente €30 miliardi, ma oltre la metà di questa somma, circa €16 miliardi, è in deficit. In poche parole, approfittando della maggiore flessibilità garantita dall’Unione Europea, l’Italia spenderà soldi che non ha, con tutte le conseguenze del caso che ricadranno sulle generazione future”.

Il paradosso di questa situazione è il rendimento reale negativo del decennale italiano a fronte di un debito pubblico ormai fuori controllo (senza contare che anche la parte rappresentante le coperture è un anticipo sul Recovery fund). Le conseguenze dell’azzardo morale e della trappola “Inflate or die” sono tutte nella seguente immagine che mette a confronto il rendimento del decennale italiano con il rapporto debito/PIL. Queste sono cifre che non prevedono un ritorno indietro, pena il disfacimento di tutto ciò che è stato distorto finora. La BCE non ha alcuna exit strategy, ma al contempo la fame per rendimenti decenti nell’ambiente finanziario miete vittime. Senza contare l’effetto crowding out sull’economia reale. Se quindi sono questi i presupposti per implementare le cosiddette “riforme strutturali” (alzi la mano chi c’ha creduto davvero anche stavolta), il controllo si farà ancora più stringente a livello sociale perché l’Italia è un barilotto di polvere da sparo a livello di rischio sistemico.

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I virologi superstar che continuano a sovvertire la realtà e le basi della scienza in generale, sono uno specchietto per le allodole. È un problema economico, lo è sempre stato. E se non vi occupate dell’economia, sarà essa ad occuparsi di voi. Per capirlo meglio, ecco due immagini del mondo del lavoro italiano che fotografano un Paese allo sbando totale. Per chi infatti si rallegrasse nel vedere il tasso di disoccupazione, meglio che ci ripensi vista l’impennata degli inattivi. Senza contare poi il divieto assurdo di licenziamento e le persone in cassa integrazione. Ecco quest’ultima è un classico esempio di espediente per guadagnare tempo, nel breve termine pare essere una manna mentre nel lungo rappresenta una dannazione. Da qui in poi prevedo di essere tacciato di “macelleria sociale”, quindi proseguite a vostro rischio e pericolo. La cassa integrazione non fa altro che “nascondere” la disoccupazione senza che sia implementata alcuna misura significativa per aiutare le imprese a prosperare, attrarre capitali o rafforzare la creazione di posti di lavoro.

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Il costo per creare un lavoro è estremamente alto, data la pressione fiscale in questa landa dimenticata da Dio. Inoltre durante questa crisi sono stati eliminati pochi degli oneri fiscali e amministrativi per la creazione di imprese. E giusto per non sembrare di una spanna inferiore a Bruto e Cassio quando si tratta di infierire, il governo italiano ha devastato investimenti e creazione di posti di lavoro piuttosto che farsi da parte ed incentivare l’attrazione del capitale.

Inutile dire che un decennio perduto in stile giapponese è il minimo tra le piaghe economiche che possiamo aspettarci. Perché adesso sulle spalle ci sono €100 miliardi di debiti in più che qualcuno continua spensieratamente a paragonare ad una passeggiata di salute per i campi. Perché non si campa solo di “grants”, il fondo perduto del Recovery fund, visto che i politici italiani si sono sfregati le mani quando c’è stata la sospensione del rigore di bilancio e il potere di spesa li ha inebriati come in una stagione delle baccanali. Tanto che nella nota di aggiornamento del DEF si prevede una crescita del PIL nominale nell’ordine del 5% per il 2022. Questo per la serie, oggi non cresciamo, ma domani…

Insomma, abbiamo a che fare con gente che crede ancora alla favoletta del moltiplicatore keynesiano che come una bella dose di zuccheri nel sangue fa alzare la glicemia, ma dopo l’effetto passa ed i casini rimangono. L’Italia, non scordiamocelo, è uno di quei Paesi in cui il costo medio del dello stock di debito è superiore alla crescita del PIL, quindi tale spirale negativa e che si auto-alimenta è l’epitaffio di quelli che, giovani e gioviali, ci dicevano che sarebbe andato tutto bene. Poi, un bel giorno, arriverà il momento in cui si passerà a discutere dei prestiti del Recovery fund e ci si spaccherà dalle risate per quanto riguarda i loro rimborsi visto che, oltre ad essere prioritari, le riforme strutturali richiederanno una pressione fiscale maggiorata. Allora il MES tornerà ad essere un’opzione bella e figa, solo che sarà quello di memorandum… il che vuol dire che non saranno guai per chi adesso sta dimostrando incompetenza, ignoranza e cialtronaggine al governo, ma della gente comune.

Non per farvi venire gli incubi prima di mettervi a letto, ma visto che si gira la ruota delle disgrazie ogni volta che il presidente dei clown parla in TV e la “movida” pare l’unico dei nostri problemi, mi sembrava appropriato proporre un bagno di realtà.

Accademico della Scuola Austriaca d’economia, blogger, scrittore, studioso di liberalismo. E’ stato varie volte relatore in conferenze e ospite in trasmissioni radiofoniche. Nel 2012 partecipa alla fondazione dell’Associazione Von Mises Italia di cui è responsabile editoriale. Dal 2018 è community manager per il progetto Melis Wallet e nello stesso anno è entrato a far parte del Comitato Scientifico della Bcademy.

Francesco Simoncelli

Coordinatore sezione Economia e Finanza

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