Ogni giorno una notizia e un commento

La notizia 

 

Il 6 gennaio, Jon Farina, fotografo e videomaker dell’outlet Status Coup di Jordan Chariton, ha catturato alcune immagini terrificanti. Al Campidoglio, una folla di sostenitori di Trump ha cercato di fare irruzione nell’edificio e un agente di polizia tentando di mettersi in mezzo è rimasto incastrato in una porta. Ha gridato per il dolore, ma la folla era indifferente, e cantava “Heave, ho!” mentre cercava di fare irruzione. Farina, che si trovava in mezzo al caos, come spesso capita ai fotoreporter, ha catturato la scena da vicino mentre 30.000 persone guardavano in diretta.

Il filmato di Farina ha fatto il giro del mondo e i principali organi di stampa hanno celebrato il suo lavoro come l’esempio di un reportage incisivo. La CNN ha fatto un servizio elogiando questo fotoreporter freelance, con Pamela Brown che ha chiesto a Farina di “portarci dentro il caos”. Altre testate come USA Today hanno citato le sue registrazioni di quel giorno, e poi la CBS, ABC News, NBC, MSNBC, CNBC, il Guardian, il Wall Street Journal, CNN, il New York Post, il Daily Mail e ancora altri. Il suo materiale è stato usato per coprire la rivolta.

Per una settimana o giù di lì, Status Coup è stato acclamato come l’esempio di un giornalismo responsabile che svolge un servizio di prima linea. Quasi due settimane dopo, il 18 gennaio, un altro stream live di Farina è stato chiuso da YouTube, grazie a policy che renderanno molto difficile per i media indipendenti  fare reportage dal vivo. In effetti, non è azzardato dire che se l’incidente del 18 fosse accaduto prima, forse non avremmo mai avuto le immagini del Campidoglio.

Il 18, Farina era a Richmond, in Virginia, dove era previsto un significativo raduno di manifestanti pro armi. C’erano stati rapporti diffusi che avvertivano di possibili disordini. La CBS ha riferito che l’FBI temeva “credibili minacce di violenza“, mentre il Washington Post ha detto che i funzionari erano “in tensione” prima della protesta del Martin Luther King Day, e si preparavano per un assalto su larga scala.

Le minacce potevano essere credibili, ma quando Farina ha iniziato a trasmettere in live-streaming a un pubblico di 6.000 persone, l’evento si è rivelato pacifico e irrilevante, anche se non privo di interesse dal punto di vista delle notizie.

“Francamente, potrebbe esserci stata più stampa che manifestanti”, ha detto più tardi Chariton di Status Coup. “E mentre era in diretta, è stato abbastanza informativo. Jon ha parlato con 4-5 persone, e più o meno tutte hanno chiarito che non erano sostenitori di Trump, che non supportavano quello che è successo in Campidoglio. Erano abbastanza rilassati rispetto alla propaganda precedente”.

Nonostante l’apparente irrilevanza dell’evento, il live si è spento bruscamente a metà trasmissione. Chariton ha pensato che fosse successo qualcosa a Farina. “Poi ho ricevuto un’email da YouTube, che mi diceva che avevamo violato la loro ‘Politica sulle armi da fuoco’. E io nemmeno sapevo avessero una politica sulle armi da fuoco”.

Qui l’articolo completo di Matt Taibbi

 

Il commento

 

Questo tipo di cose, che stanno accadendo su larga scala e in modo indiscriminato, dovrebbero trovare innanzitutto una risposta – contraria – nell’opinione pubblica, nella stampa, nella società civile, sul piano delle idee e delle pratiche. In termini di protesta; in termini di “voto con i piedi”, passando ad altri social, media e piatatforme; in termini di precauzioni, indispensabili in particolare per chiunque lavori o svolga attività sui e tramite i social e le varie piattaforme. Al di là di qualsiasi intervento legislativo o ricorso legale, serve che si schieri con forza l’opinione pubblica e che la gente traduca le sue convinzioni in scelte coerenti sul mercato.

Corriamo il rischio di veder morire un numero infinito di realtà piccole e indipendenti. E tuttavia secondo me quello che accade è anche positivo: questa stretta censoria è un errore, molte persone sono insoddisfatte e non condividono queste scelte, e sul mercato gli errori si pagano. Vedremo fiorire una nuova generazione di piattaforme, social, app, browser, siti e blog, semplicemente incensurabili. E avremo la prova, una volta di più, che nessuna “posizione dominante” può battere il mercato.

Come ha scritto Benedict Evans in “How to lose a monopoly”: “L’industria tecnologica ama parlare di “fossati” intorno a un business – una qualche meccanica del prodotto o del mercato che forma una barriera strutturale fondamentale alla concorrenza, in modo che avere solo un prodotto migliore non è sufficiente per entrare. Ma ci sono diversi modi in cui un fossato può smettere di funzionare. A volte il re ordina di riempire il fossato e di abbattere i muri. Questo è il deus ex machina dell’intervento statale – delle indagini antitrust e dei processi. Ma a volte il fiume cambia corso, o il porto si insabbia, o qualcuno apre un nuovo passo sulle montagne, o le rotte commerciali si spostano, e il castello è ancora lì e ancora inespugnabile ma lentamente smette di essere importante. Questo è quello che è successo a IBM e Microsoft.”

Pietro Agriesti

Coordinatore sezione Attualità

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