Come ci si poteva aspettare, i media generalisti hanno inondato i loro canali di un fiotto cospicuo di descrizioni riguardo le nuove misure in materia “economica” prese dall’attuale governo. Il problema, se ci pensate un momento, è esattamente questo: non esiste un ragionamento logico, un filo guida, affinché gli individui capiscano cosa stanno leggendo. Vengono presentate diverse informazioni riguardo quanto deciso e il lettore viene inondato da una gigantesca sequenza di dati. Cosa se ne deve fare? Niente. Cui prodest? A chi ha stilato le misure. Perché? Perché in questo modo la presenza di azione, qualunque essa sia, viene letta da chi recepisce i dati come un “volersi dare da fare”. Senza una metodologia d’indagine chiara e coerente, evadere da questi trucchi è pressoché impossibile.

E quindi ci ritroviamo a vedere orde di zombi che leggono senza cognizione di causa che sono stati “messi in campo” €100 miliardi per sostenere le sorti di questo Paese. Una delle domande che bisognerebbe porsi sulla scia di queste affermazioni è: quali riforme strutturali sono state proposte con questo tipo di finanziamento? Pensioni? Spesa pubblica? Tasse? Pubblica amministrazione? Niente di tutto ciò, ma solo uno stuolo di bonus che aumentano la coorte di poveri. Caveat emptor! Il denaro a pioggia elargito mediante i presunti pasti gratis del welfare state non sostiene nulla, bensì ridistribuisce la ricchezza esistente (o quel che ne rimane). Fino a 50 anni fa circa la quasi totalità del reddito delle famiglie italiane proveniva dalla produzione, adesso invece solo poco più della metà.

Cosa è successo durante questo lasso temporale? Due cose: il denaro è diventato totalmente scoperto e la Legge dei Rendimenti Decrescenti ha fatto il suo corso (es. ogni unità di debito aggiuntiva andava a “creare” un’unità di PIL sempre più piccola). Nel mondo reale bisogna diventare un produttore prima di poter richiedere beni e servizi. È necessario produrre alcuni beni utili che possono essere scambiati con altri beni. Ad esempio, quando un fornaio produce il pane, non consuma tutto ciò che produce. Infatti la maggior parte del pane che produce viene scambiato con beni e servizi di altri produttori, il che implica che attraverso la produzione il fornaio genera una domanda effettiva di altri beni. In questo senso, la sua domanda è pienamente sostenuta dal pane che ha prodotto.

Quando il denaro viene stampato, cioè “creato dal nulla” dalla banca centrale o tramite il sistema bancario a riserva frazionaria, viene messo in moto uno scambio di niente per qualcosa. Ciò si traduce in un consumo che non è sostenuto dalla produzione e va a ridurre la quantità di risparmio reale che sostiene la produzione di beni di un produttore di ricchezza.

Questo, a sua volta, indebolisce la sua produzione di beni, intaccando così la domanda di altri produttori di ricchezza e così via. In questo modo, il denaro “creato dal nulla” distrugge il risparmio, mettendo in moto una contrazione del flusso produttivo. Ciò che consente l’espansione del flusso di produzione di beni e servizi è il risparmio reale. Non ci può essere domanda senza una produzione precedente. Se fosse stato altrimenti, la povertà nel mondo sarebbe stata eliminata molto tempo fa. Ora, questo flusso produttivo deve essere espanso e mantenuto correttamente in modo da permettere successivamente il miglioramento del benessere della società. Alla luce di quanto apprendiamo nel decreto agosto, e in tutti i decreti fin qui partoriti, quali misure sono andate ad incentivare suddetto flusso? Nessuna. Lotta al contante, blocco licenziamenti, oneri burocratici, tasse, debiti, denaro a pioggia, ecc. niente di tutto ciò permette una corretta allocazione delle risorse scarse economiche.

In questo modo è incentivato lo spreco, la staticità (sovvenzioni per non cambiare) e una maggiore invasione dello stato della vita comune. Ricordate: il risparmio reale non è il rapporto (spese/accantonamenti) che i mulini statistici ufficiali amano tanto citare.

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L’economia sclerotica dell’Italia non è altro che un processo all’interno di uno più grande: la fine dell’apparato statale. L’impossibilità di condurre un calcolo economico da parte sua in un ambiente di mercato ha rappresentato una continua erosione del bacino dei risparmi reali fino ai giorni nostri, in cui la distruzione di ricchezza reale presenta il conto. Non sarà un viaggio piacevole, perché lo stato è come una bestia famelica che quando finisce le cosa da predare inizia a divorare chi si presume debba difendere. Tornate a ragione, a fare affidamento su una metodologia d’indagine chiara e coerente, è l’unica arma a vostra disposizione per difendervi contro la guerra totale che lo stato sta muovendo contro la realtà della sua inevitabile morte.

Accademico della Scuola Austriaca d’economia, blogger, scrittore, studioso di liberalismo. E’ stato varie volte relatore in conferenze e ospite in trasmissioni radiofoniche. Nel 2012 partecipa alla fondazione dell’Associazione Von Mises Italia di cui è responsabile editoriale. Dal 2018 è community manager per il progetto Melis Wallet e nello stesso anno è entrato a far parte del Comitato Scientifico della Bcademy.

Francesco Simoncelli

Coordinatore sezione Economia e Finanza

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