Ogni giorno una notizia e un commento

 

La notizia: le affermazioni false ed esagerate che vengono ancora diffuse sulla rivolta del Campidoglio

  

La notizia di oggi è la traduzione di un articolo di Gleen Greenwald

 

Insistere sull’accuratezza dei fatti non fa di uno un apologeta dei manifestanti. Le notizie false non sono mai giustificate, specialmente per gonfiare i livelli di minaccia e paura.

Figura 1 I danni all’interno dell’edificio del Campidoglio degli Stati Uniti all’inizio del 7 gennaio 2021 a Washington, DC (Foto di OLIVIER DOULIERY/AFP via Getty Images)

 

Ciò che ha avuto luogo al Campidoglio il 6 gennaio è stato senza dubbio un tumulto politicamente motivato. Come tale, non dovrebbe essere controverso considerarlo un episodio pericoloso. Ogni volta che si introduce la forza o la violenza in quella che dovrebbe essere la risoluzione pacifica dei conflitti politici, dovrebbe essere deplorata e condannata.

 

Ma niente di tutto ciò giustifica il fatto di mentire su quello che è accaduto quel giorno, specialmente da parte dei media. Condannare quella rivolta non autorizza, né tantomeno esige, di fare eco a false affermazioni per rendere l’evento più minaccioso e grave di quanto non sia stato in realtà. Non c’è nessuna circostanza o motivo che giustifichi la diffusione di false affermazioni da parte dei giornalisti. Più l’evento è consequenziale, meno giustificate, e più dannose, sono le falsità seriali da parte dei giornalisti.

 

Eppure questo è esattamente quello che è successo, e continua a succedere, dopo questi disordini di quasi sette settimane fa. E chiunque cerchi di correggere queste falsità viene immediatamente attaccato con la cinica accusa che chi vuole solo un resoconto veritiero di ciò che è successo, sta cercando di “minimizzare” ciò che è successo ed è probabilmente un apologeta se non un sostenitore a pieno titolo dei manifestanti stessi.

 

Una fra le più significative di queste falsità è la storia – avallata più e più volte senza alcun caveat dai media per più di un mese – che l’ufficiale Brian Sicknick, della polizia del Campidoglio, sia stato ucciso dalla folla sei sostenitori di Trump, che l’hanno colpito a morte con un estintore. Questa affermazione è stata pubblicata per la prima volta dal New York Times l’8 gennaio in un articolo intitolato “L’ufficiale di polizia del Campidoglio muore per le ferite riportate nei tumulti pro-Trump”. L’articolo citava “due funzionari [anonimi] delle forze dell’ordine” per sostenere che Sicknick era morto “con la folla che imperversava nelle sale del Congresso” e dopo essere stato “colpito con un estintore”.

 

Un secondo articolo del New York Times dello stesso giorno elaborava la storia – con un titolo più drammatico: “Sognava di essere un agente di polizia, poi è stato ucciso da una folla pro-Trump”:

 

 

Figura 2 Il New York Times, in un articolo ora “aggiornato”, 8 gennaio 2021

 

Dopo la pubblicazione di questi due articoli, questa orribile storia di una folla pro-Trump che picchia a morte un agente di polizia con un estintore è stata ripetuta più e più volte, da diversi giornalisti, in televisione, sulla stampa e sui social media. È diventata probabilmente la singola storia più enfatizzata e conosciuta di questo evento, e comprensibilmente: è un atto selvaggio e barbaro che ha portato alla straziante uccisione da parte di una folla pro-Trump di un giovane agente di polizia del Campidoglio.

 

Ha assunto tale importanza per una chiara ragione: la morte di Sicknick era l’unico esempio che i media avevano della deliberata uccisione di qualcuno da parte della folla dei sostenitori di Trump. In un articolo dell’11 gennaio che entrava nel dettaglio dei casi delle cinque persone morte il giorno della protesta in Campidoglio, il New York Times raccontava ancora la storia di Sicknick: “Le forze dell’ordine hanno detto che aveva ‘ingaggiato fisicamente i manifestanti’ ed era stato colpito alla testa con un estintore”.

 

Ma nessuna delle altre quattro morti è avvenuta per mano dei manifestanti: l’unica altra persona uccisa con violenza deliberata è stata una manifestante pro-Trump, Ashli Babbitt, che era disarmata quando è stata colpita al collo da un poliziotto a distanza ravvicinata. Gli altri tre morti erano tutti manifestanti pro-Trump: Kevin Greeson, morto di un attacco di cuore fuori dal Campidoglio; Benjamin Philips, 50 anni, “fondatore di un sito web pro-Trump chiamato Trumparoo”, morto di un ictus quel giorno; e Rosanne Boyland, una fanatica sostenitrice di Trump che il Times dice che è stata inavvertitamente “uccisa nella calca dai compagni rivoltosi durante il loro tentativo di passare attraverso una linea di polizia”.

 

Questo è il motivo per cui la storia dell’estintore è diventata di importanza vitale per tutti coloro che si sono impegnati a rappresentare questi eventi nella luce più violenta e minacciosa possibile. Senza Sicknick con il cranio sfondato con un estintore, non ci sono stati morti quel giorno che possano essere attribuiti alla violenza deliberata dei manifestanti pro-Trump. Tre settimane dopo, il Washington Post ha detto che decine di agenti (un totale di 140) hanno avuto vari gradi di ferite, ma nessuno è stato segnalato come in pericolo di vita, e almeno due agenti di polizia si sono suicidati dopo la rivolta. Quindi Sicknick è l’unica persona uccisa che non era un manifestante pro-Trump, e l’unica uccisa deliberatamente dalla folla stessa.

 

È difficile sopravvalutare quanto sia diventata pervasiva questa storia dell’estintore. Più e più volte, i principali media e giornalisti mainstream hanno usato questa storia per drammatizzare l’accaduto:

 

Figura 3 In senso orario: Tweet di Associated Press, 29 gennaio; Tweet di Richard Engel della NBC, 9 gennaio; Tweet di Fred Willman del Lincoln Project, 29 gennaio; Tweet di Nicholas Kirstof del New York Times, 9 gennaio

 

I conduttori televisivi assumevano un tono grave quando raccontavano questa storia, manipolando le emozioni dei telespettatori e facendo loro credere che la folla avesse fatto qualcosa di indicibilmente barbaro:

 

Dopo che i media hanno bombardato gli americani con questa storia per un mese intero senza pause, essa ha preso il centro della scena al processo per l’impeachment di Trump. Come ha notato l’ex procuratore federale Andrew McCarthy, il capitolo di impeachment stesso affermava che “i sostenitori di Trump hanno ferito e ucciso il personale delle forze dell’ordine”. I responsabili dell’impeachment della Camera hanno esplicitamente affermato a pagina 28 del loro memorandum preprocessuale che “gli insorti hanno ucciso un ufficiale della polizia del Campidoglio colpendolo alla testa con un estintore”.

 

Una volta che il processo di impeachment si è concluso con un’assoluzione, il presidente Joe Biden ha rilasciato una dichiarazione e ha fatto riferimento a questa affermazione nel primo paragrafo. Sicknick, ha detto il presidente, ha perso “la vita mentre proteggeva il Campidoglio da una folla violenta e riottosa il 6 gennaio 2021”.

 

Il problema con questa storia è che è falsa sotto tutti i punti di vista. Fin dall’inizio, non c’era quasi nessuna prova per sostenerla. L’unica base erano i due articoli originali del New York Times che affermavano che le cose fossero andate così sulla base delle affermazioni di anonimi funzionari delle forze dell’ordine.

 

Nonostante questo presunto brutale omicidio abbia avuto luogo in uno degli edifici più sorvegliati del pianeta, pieno quel giorno di centinaia di cellulari che riprendevano gli eventi, nessuno ha visto un video. Nessuna fotografia lo ritraeva. Fino ad oggi, nessun rapporto di autopsia è stato rilasciato. Nessun dettaglio da nessuna fonte ufficiale è stato fornito.

 

Non solo non c’era motivo di credere che questo fosse accaduto fin dall’inizio, il poco che si sapeva avrebbe dovuto far sorgere il dubbio. Lo stesso giorno in cui il Times ha pubblicato i suoi due articoli con la storia dell'”estintore”, ProPublica ne ha pubblicato uno che avrebbe dovuto sollevare seri dubbi al riguardo.

 

L’outlet ha intervistato il fratello di Sicknick, il quale ha detto che “Sicknick aveva mandato un messaggio [alla famiglia] mercoledì sera per dire che, sebbene fosse stato colpito da uno spray al pepe, era di buon umore”. Questo ovviamente è in conflitto con la storia del Times secondo cui la folla “ha sopraffatto Sicknick” e “lo ha colpito alla testa con un estintore”, dopo di che, “con uno squarcio sanguinante sulla testa, il signor Sicknick è stato portato all’ospedale e attaccato al supporto vitale”.

 

Ma non importa. La storia dell’estintore era ormai una leggenda. Nessuno poteva metterla in dubbio. E nessuno lo fece: fino a un articolo della CNN del 2 febbraio che chiedeva perché nessuno fosse stato arrestato per quello che chiaramente era il crimine più grave commesso quel giorno: il brutale omicidio dell’agente Sicknick con un estintore. Anche se il titolo non vi faceva cenno, la parte centrale dell’articolo forniva prove che essenzialmente dichiaravano falsa la storia originale del New York Times:

“Nel caso di Sicknick, non si sa ancora pubblicamente cosa lo abbia fatto crollare la notte dell’insurrezione. Nono stati ancora rilasciati i risultati dell’esame di un medico legale e le autorità non hanno fatto alcun  annuncio sul processo in corso.

Secondo un funzionario delle forze dell’ordine, i medici che lo hanno esaminato non hanno trovato segni che l’ufficiale abbia subito un trauma da corpo contundente, quindi gli investigatori credono che i primi rapporti secondo cui era stato colpito a morte da un estintore non siano veri.”

 

La storia della CNN ipotizza che potrebbe aver inalato “spray per orsi”, ma come anche l’intervista di ProPublica a suo fratello che ha parlato di spray al peperoncino, non dice se esso provenisse dalla polizia o dai manifestanti. Anche questa è solo una teoria. La CNN ha notato che gli investigatori sono “vessati dalla mancanza di prove che dimostrino che qualcuno ha causato la morte di Sicknick mentre questi difendeva il Campidoglio durante l’insurrezione del mese scorso”. Oltre a questo, “fino ad oggi, poche informazioni sono state condivise pubblicamente sulle circostanze della morte del veterano di 13 anni delle forze di polizia, compresi i risultati di un’autopsia che è stata condotta dal medico legale di Washington”.

 

Pochi hanno notato questa notevole ammissione sepolta in questo articolo. Niente di tutto ciò è stato seriamente messo in discussione fino a quando una fonte relativamente nuova chiamata Revolver News il 9 febbraio ha compilato e analizzato tutte le contraddizioni e la mancanza di prove nella storia che andava per la maggiore, fatto dopo cui Tucker Carlson di Fox News, citando quell’articolo, ha dedicato i primi otto minuti del suo programma del 10 febbraio a esaminare questi enormi buchi probatori.

 

Questo ha fatto sì che i media di destra iniziassero a mettere in discussione l’accaduto, ma i principali media liberal – quelli che hanno diffuso la storia in modo aggressivo in primo luogo – hanno ampiamente e prevedibilmente ignorato tutto.

 

Questa settimana, il giornale che per primo ha pubblicato la storia falsa – invece di una ritrattazione o una spiegazione di come e perché ha sbagliato la storia – è semplicemente tornato sui primi due articoli, più di cinque settimane dopo, e ha tranquillamente un “aggiornamento” in cima a entrambi gli articoli di cinque settimane fa:

 

Figura 4 La didascalia che ora si trova in cima a entrambi gli articoli del New York Times dell’8 gennaio sulla morte dell’agente SIcknick.

 

Con il processo di impeachment ora finito, gli articoli sono stati riscritti per riportare che la storia originale era falsa. Ma non è stato fatto nulla dal New York Times per spiegare un errore di questa portata, per non parlare di un qualsiasi tentativo di annullare il danno fatto ingannando il pubblico. Non hanno espressamente ritrattato o addirittura “corretto” la storia. Peggio ancora, c’è almeno un loro articolo, quello dell’11 gennaio che pretende di descrivere come le cinque persone sono morte quel giorno, che continua a includere la falsa storia dell'”estintore” senza alcuna correzione o aggiornamento.

 

La storia dell’estintore non è stata l’unica affermazione falsa o dubbia che i media hanno fatto circolare sugli eventi di quel giorno. In alcuni casi queste storie continuano a farle circolare.

 

Nei giorni successivi alla protesta, numerosi tweet virali indicavano una fotografia di Eric Munchel con delle fascette. La foto è stata usata continuamente per suggerire che avesse portato quelle fascette nel Campidoglio a causa di un complotto premeditato per trattenere i legislatori e tenerli in ostaggio. Politico ha descritto Munchel come “l’uomo che presumibilmente è entrato nell’aula del Senato durante la rivolta del Campidoglio mentre portava un taser e delle fascette”.

 

Il Washington Post ha usato le immagini per riferirsi a “chiacchiere nei forum di estrema destra che discutono esplicitamente su come prendere d’assalto l’edificio, ammanettare i legislatori con fascette”. Che la foto di Munchel con le fascette facesse diventare la rivolta del Campidoglio molto più di una semplice rivolta portata avanti da una banda di disorganizzati disadattati, ma piuttosto un complotto nefasto e ben coordinato per rapire i membri del Congresso, è diventata una cosa diffusa quasi quanto la storia dell’estintore. Ancora una volta, è stato il New York Times a fare da apripista nella consacrazione delle affermazioni massimaliste. “L’FBI arresta l’uomo che ha portato le fascette al Campidoglio”, recitava il titolo del giornale il 10 gennaio, con l’ormai iconica foto di Munchel posta in alto.

 

Ma il 21 gennaio, gli stessi procuratori che si stavano occupando dell'”uomo delle fascette” hanno ammesso che non c’era nulla di vero. Non ha portato le fascette con sé da casa e non le ha portate in Campidoglio. Invece, le ha trovate su un tavolo e le ha prese per impedirne l’uso da parte della polizia:

 

“Eric Munchel, un rivoltoso pro-Trump che ha preso d’assalto l’edificio del Campidoglio mentre aveva in mano delle fascette di plastica, ha preso le cinghie da un tavolo all’interno dell’edificio del Campidoglio, hanno detto i pubblici ministeri in un documento del tribunale mercoledì.

Munchel, che ha fatto irruzione nell’edificio con sua madre, è stato etichettato come “l’uomo delle fascette” dopo che è stato fotografato mentre scendeva nella sala del Senato con in mano delle fascette. La sua apparizione ha sollevato domande sul fatto che gli insorti che hanno cercato di impedire il conteggio dei voti del Collegio Elettorale il 6 gennaio al Congresso intendevano prendere in ostaggio i legislatori.

Ma secondo la nuova documentazione, Munchel e sua madre hanno preso le fascette all’interno del Campidoglio – apparentemente per assicurarsi che la polizia non potesse usarle sugli insorti – piuttosto che portarle dentro con sé quando hanno fatto irruzione nell’edificio.”

(Un secondo uomo, la cui foto con le fascette è emersa in seguito, ha detto a Ronan Farrow di averle trovate sul pavimento, e l’FBI ha riconosciuto di non avere prove del contrario).

 

Perché questo è importante? Per la stessa ragione per cui i media si sono tanto eccitati su questa storia. Se Munchel avesse portato con sé delle fascette, ciò avrebbe suggerito un complotto premeditato per trattenere delle persone: piuttosto terrorizzante, poiché suggerisce un intento maligno e ben pianificato. Ma invece le ha trovate per caso su un tavolo e, secondo i suoi stessi procuratori, le ha afferrate con intento benevolo.

 

Poi, forse la cosa più importante, è la continua insistenza nel chiamare la rivolta del Campidoglio una “insurrezione armata”. Secondo la legge, un’insurrezione è una delle crisi più gravi che possano occorrere. Permette poteri presidenziali virtualmente illimitati – che è il motivo per cui si è reagito con tanta rabbia quando Tom Cotton l’ha proposto nel suo editoriale sul New York Times questa estate, la cui pubblicazione ha provocato il licenziamento di due redattori. L’insurrezione permette persino la sospensione da parte del presidente dell’habeas corpus: il diritto di essere ascoltato in tribunale se si è detenuti.

 

Quindi conta molto legalmente, ma anche politicamente, se gli Stati Uniti hanno davvero subito un’insurrezione armata e continuano a doverla affrontare. Anche se non c’è una definizione chiara e precisa, questo termine di solito connota non una rivolta di tre ore, ma un complotto serio e duraturo da parte di una fazione della cittadinanza per rovesciare o sovvertire il governo.

 

Proprio oggi, PolitiFact ha voluto “verificare i fatti” una dichiarazione del senatore Ron Johnson (R-WI) fatta lunedì. Il senatore ha detto a una stazione radio locale:

 

“Il fatto è che questa non mi è sembrata un’insurrezione armata. Voglio dire armata, quando si sente dire armata, non si pensa alle armi da fuoco? Ecco le domande che avrei voluto fare. Quante armi da fuoco sono state confiscate? Quanti colpi sono stati sparati? Io ne conosco solo uno, e difenderò quell’agente delle forze dell’ordine per aver sparato quel colpo.”

 

Il sito di fact-checking ha assegnato al senatore la designazione “Mutande in fiamme” per quella dichiarazione, chiamandola “ridicola storia revisionista”. Ma i “fact-checkers” non possono confutare una singola affermazione di essa. Almeno da quello che si sa pubblicamente, non c’è alcuna prova che un singolo manifestante abbia brandito e tanto meno usato un’arma da fuoco all’interno del Campidoglio quel giorno. Come indicato, l’unica persona ad essere stata colpita è stato un manifestante pro-Trump ucciso da un ufficiale della polizia del Campidoglio, e l’unica persona che si dice sia stata uccisa dai manifestanti, l’ufficiale Sicknick, è morto in circostanze che non sono ancora del tutto chiare.

 

Il fatto che i manifestanti siano stati trovati prima e dopo la rivolta con armi non significa che intendevano usarle come parte della protesta. Nel bene e nel male, gli Stati Uniti sono un paese dove il possesso di armi da fuoco è comune e legale. E quello che sappiamo per certo è che non ci sono prove che qualcuno abbia brandito una pistola in quell’edificio. Questo produce una bella ammaccatura nel tentativo di caratterizzare quel che è accaduto come una “insurrezione armata” piuttosto che un disordine.

 

In effetti, le affermazioni più drammatiche diffuse dai media per alzare il più possibile il livello di paura e dipingere un’insurrezione violenta si sono rivelate infondate o sono state propriamente smentite.

 

Il 15 gennaio, Reuters ha pubblicato un articolo sull’arresto del “Q-Shaman”, Jacob Chansley, intitolato “Gli Stati Uniti dicono che i rivoltosi del Campidoglio intendevano ‘catturare e assassinare’ i funzionari”. Sosteneva che “i procuratori federali hanno offerto una nuova inquietante valutazione dell’assedio del Campidoglio della scorsa settimana da parte dei sostenitori del presidente Donald Trump giovedì, affermando in un documento del tribunale che i rivoltosi intendevano ‘catturare e assassinare funzionari eletti'”. Prevedibilmente, questo ha causato post virali sui social media da parte di giornalisti mainstream e opinionisti di spicco, come Laurence Tribe di Harvard Law, dai toni più minacciosi possibili:

 

Poco dopo, tuttavia, un funzionario del DOJ “ha ritirati l’affermazione federale che i rivoltosi del Campidoglio ‘intendevano catturare e assassinare funzionari eletti'”. In particolare, “il procuratore degli Stati Uniti in carica di Washington, Michael Sherwin, ha detto in un briefing telefonico: “Non ci sono prove dirette fin qui che vi fossero squadre con propositi di cattura e assassinio”.

 

 

Più e più volte, nessuna prova è emersa per le affermazioni più melodrammatiche dei media – bottoni antipanico divelti e complotti per uccidere il vicepresidente Mike Pence o Mitt Romney. Quello che sappiamo per certo, come il Washington Post ha notato questa settimana, è che “Nonostante gli avvertimenti di complotti violenti intorno all’Inauguration Day, solo una manciata di manifestanti di destra è apparsa nelle sedi delle istituzioni statali”. Questa non suona come un’insurrezione in corso, per usare un eufemismo.

 

Tutto questo conta perché è intrinsecamente importante se i media fanno circolare incautamente falsità sulle notizie più importanti e destinate a fare più scalpore. Come per la serie di debacle sul Russiagate, anche se ogni “errore” preso da solo può essere liquidato come relativamente insignificante o comprensibile, quando si accumulano – sempre nella stessa direzione narrativa – la gente giustamente conclude che la propaganda è deliberata e la fiducia nel giornalismo si erode ulteriormente.

 

Ma in questo caso, conta per ragioni molto più significative del tentativo delle media corporations di salvare le ultime vestigia della loro credibilità. Washington D.C. rimane indefinitamente militarizzata. Le ali dell’establishment di entrambi i partiti stanno ancora sfruttando le emozioni che circondano la violazione del Campidoglio per giustificare una nuova guerra interna al terrore. L’FBI è a caccia di dissidenti a destra e a sinistra, e la censura online in nome della lotta al terrorismo interno continua ad aumentare.

 

Si può – e si dovrebbe – condannare la rivolta del 6 gennaio senza gonfiare la minaccia che ha rappresentato. E si può – e si dovrebbe – insistere sia sull’accuratezza dei fatti che su una sobria moderazione senza essere accusati di simpatia per i rivoltosi.

 

Il commento

   

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Pietro Agriesti

Coordinatore sezione Attualità

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