di Stefano Magni.

 

L’assenza completa dell’idea di libertà porta a pensare che tutto ciò che fa bene debba essere reso obbligatorio, mentre ciò che fa male debba essere vietato. Lo Stato, insomma, è investito del ruolo di farci crescere bene, dalla culla alla tomba. Contro il secondo concetto (ciò che fa male deve essere vietato) si battono da decenni gli antiproibizionisti. Il primo concetto (ciò che fa bene deve essere reso obbligatorio) invece è accettato anche dagli antiproibizionisti, come dimostra la totale assenza di opposizione all’obbligo di vaccinazione. Perché, sia chiaro, quello annunciato nelle scorse settimane è, a tutti gli effetti, un obbligo di vaccinazione, nel momento in cui elimini il tampone dal novero delle scelte per avere il Green Pass (e dunque la possibilità di condurre una vita normale). Se siete convinti che ciò che fa bene debba essere reso obbligatorio, vi invito a riflettere su una cosa molto semplice: non c’è mai la certezza che una determinata cosa faccia bene, men che meno un farmaco brevettato meno di un anno fa. Secondo: c’è sempre qualcuno che, per motivi imprescindibili, non può compiere l’azione (vaccinarsi, in questo caso) che è stata resa obbligatoria. Terzo: se vi danno fastidio i divieti su quel che fa male, l’obbligo del bene è ancora più invasivo, perché implica il divieto di ogni alternativa. Comunque, se a voi piace che qualcuno eserciti un potere assoluto su di voi, non ci posso far nulla. Vi auguro solo che siate sempre ben visti e ben voluti da chi vi comanda (altrimenti sono guai seri, anche per voi).

Editoriali

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