Riteniamo che una Spesa Pubblica eccessiva sia dannosa per l’economia di un paese e per le libertà civili.

Per comprendere questa affermazione, abbiamo definito Indice di Statalizzazione il rapporto tra Spesa Pubblica e PIL, tale indice può idealmente variare tra zero e 100%. Zero significa assenza di stato (società di diritto privato), 100% vuol dire assenza di economia di mercato (socialismo puro). Un alto Indice di Statalizzazione (e quindi di Spesa Pubblica) deprime la possibilità di crescita di un paese e comprime le libertà individuali.

1. Deprime le possibilità di crescita, perché riduce la quota di prodotti e servizi “utili” generati da un’economia. Prodotti e servizi, infatti, possono definirsi pienamente utili solo se indirizzati dal libero mercato a soddisfare le utilità dei clienti che volontariamente li acquistano; in un’economia mista pubblica-privata, la parte pubblica avrà invece sempre una significativa percentuale di inefficienza in quanto le utilità che intende soddisfare non sono richieste volontariamente dai clienti, ma sono presunte da burocrati. La conseguenza è che la quota netta di prodotti e servizi utili che costituiscono la riccheza di un paese, è ridotta rispetto ad una economia di puro mercato, e conseguentemente è ridotta la possibilità di crescita di tale economia.

2. Comprime le libertà individuali, perché quanto maggiore è la quota di economia pubblica, e conseguentemente la necessità di finanziarla attraverso il prelievo forzoso fiscale, tanto maggiore sarà l’attività istituzionale di regolamentazione, i limiti alla libera impresa, i controlli sulle transazioni commerciali e sui flussi finanziari, la necessità di ridurre la possibilità di difesa dei cittadini che si esplica in definitiva attraverso l’utilizzo del contante, per non vedere censurate transazioni commerciali o aggredito il risparmio senza possibilità di difesa (come avviene con i conti correnti bancari e i pagamenti bancari elettronici), e nel possesso di armi, per difendere in estrema ratio la propria vita e la propria libertà da uno stato che diventa totalitario.

Le forze politiche lo sanno molto bene. A parte qualche irriducibile socialista, non sentirete mai alcun politico reclamare a gran voce “si deve aumentare la Spesa Pubblica”. Lo sanno anche gli intellettuali che a parole sono d’accordo sul fatto che debba essere ridotta, ma nella pratica sostengono e teorizzano l’esatto opposto, e lo fanno per pura convenienza personale, al fine di ottenere benefici e privilegi dalla burocrazia che difendono.

Un’altra importante considerazione autoevidente ma sempre sottaciuta dai partiti politici, dai burocrati e dagli intellettuali è che la spesa pubblica ha due sole fonti di finanziamento, tasse e inflazione monetaria da un lato e debito dall’altro; tali fonti individuano chiaramente chi sono le vittime della spesa pubblica.

In primo luogo, la parte produttiva del paese, che deve nel presente finanziare il gettito fiscale e che è colpita dalla svalutazione monetaria, ovvero i tax payers: partite IVA (professionisti, commercianti, artigiani,..), imprenditori, aziende private (con i loro dipendenti), risparmiatori.

In secondo luogo, i giovani, che dovranno nel futuro ripagare il debito pubblico generato dai deficit di bilancio.

Ciò detto, è pertanto necessario limitare l’aumento della Spesa Pubblica, ovvero dell’Indice di Statalizzazione ein definitiva, dell’oppressività dello stato, ponendo un limite all’espansione del potere esercitato dalle burocrazie statali. E’ un tema che non ha mai trovato una soluzione politica. E’ un fatto che tutte le moderne democrazie, nessuna esclusa, abbia solo visto crescere l’indice di statalizzazione in modo monotòno e costante da livelli intorno al 15%, all’attuale livello del 40% di molte democrazie europee. Noi siamo oltre il 50%. Le Costituzioni, che avrebbero dovuto limitare tale espansione dei poteri statali, non sono state in grado di farlo. E certamente nessun partito politico tradizionale potrà mai farlo. Un partito politico tradizionale, infatti, non fa altro che competere con altri partiti per decidere le modalità del prelievo delle risorse ai cittadini (chi e in che misura deve essere tassato) e per gestire tali risorse. La gestione delle risorse è fatta in funzione dei valori fondanti alla base di quello specifico partito. Tali valori definiscono come modulare l’utilizzo delle risorse per i diversi servizi statali erogati: welfare, sanità, istruzione, giustizia, sicurezza, etc. Un partito politico tradizionale quindi non avrà mai come obiettivo quello di ridurre l’entità del prelievo delle risorse ai cittadini. E se dichiara di averlo, mente.

Sono i cittadini che dovrebbero approvare il budget di spesa dello stato. Altrimenti la democrazia è una parola vuota.

Se allora un partito tradizionale non può contenere la Spesa Pubblica, né può farlo efficacemente una Costituzione che per definizione legittima il prelievo fiscale, nè possono farlo i cittadini attraverso, ad esempio, lo strumento referendario di democrazia diretta – che la nostra costituzione all’art. 23 vieta possa essere utilizzato per questioni fiscali-, si deve trovare uno strumento popolare per poterlo fare.

La Forza Guardiana vuole essere questo strumento. 

La Forza Guardiana sarà un movimento che svolgerà il ruolo di watch dog, di cane da guardia della spesa. Come tale esaminerà ciascun provvedimento governativo e parlamentare per evidenziarne gli effetti sulla Spesa Pubblica, sul Debito Pubblico e sulle libertà individuali e renderà disponibili a tutti tali valutazioni.

Al fine di incidere concretamente sulla riduzione della spesa, la Forza Guardiana valuterà l’opportunità di istituzionalizzarsi in forma tecnica di partito politico. Un partito tuttavia non tradizionale, ma un anti-partito, uno strumento della democrazia che si affianca allo strumento della Costituzione e ai partiti tradizionali.

Come antipartito, la Forza Guardiana lavorerà in modo autonomo rispetto a qualunque alleanza politica e agirà sempre e solo per ridurre la spesa, qualunque essa sia, indipendentemente dall’ideologia politica che informa le proposte di legge dei diversi partiti. E’ evidente che se i cittadini riterranno l’attuale livello di Spesa elevato e pericoloso, la Forza Guardiana potrà ottenere un consenso politico sufficientemente ampio per essere incisiva e ridurla o frenarla, altrimenti opererà in parlamento e/o nella società civile come strumento di vigilanza e di informazione per i cittadini.

La Forza Guardiana, in definitiva, agisce per far crescere percentualmente le dimensioni dell’economia privata non collusa con lo stato e in questo modo per aumentare la crescita economica complessiva e preservare le libertà dei cittadini. Non ha il compito di proporre politiche di gestione efficiente delle risorse pubbliche, quello è il compito dei partiti tradizionali. La Forza Guardiana vuole soltanto dare voce al popolo nel contenimento del budget di Spesa dello stato e proteggere le vittime della spesa pubblica: in particolare tax payers e giovani.

Coordinatore nazionale giovanile di Forza Guardiana.

Alessandro Sforza

Coordinatore sezione Politica

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