di Adalberto Ravazzani

Esistono libri che fanno la storia. Alcune opere sono pietre miliari della libertà, scritte con un inchiostro che lascia il segno, con quella vibrante rapsodia che rende vigorosi i nostri nobili sentimenti libertari.

“La Legge” di Frédéric Bastiat, pubblicato nel 1850, non fa eccezione a tutte le caratteristiche elencate precedentemente. Si può affermare – senza ombra di dubbio – che lo scritto di Bastiat sia uno dei testi fondativi del liberalismo, nonché una strenua difesa del liberismo e dell’individualismo.

L’analisi del pensatore francese è pluralistica e, scorrendo le pagine, il nostro animo è arricchito da quelle parole scolpite nel pantheon della libertà.

“La Legge” è un testo giuridico, economico e filosofico, ma non è solo questo: si tratta di un’antologia libertaria che possiede un’attualità senza precedenti.

Il bersaglio di Bastiat è il Diritto positivo (Ius Positum).

Questa concezione legalistica che ha tra i suoi capostipiti Bentham ,Hegel (il nemico principale dell’individualismo), e nel ‘900 Hans Kelsen con la sua “dottrina pura del diritto”, afferma che l’essere umano ha valore solamente all’interno della cornice delle leggi convenzionali di uno Stato.

Insomma, il potere centrale decide quale siano le leggi giuste, che cosa sia la giustizia, quali siano i diritti e i doveri del Cittadino in base ad una convenzione artificiosa macchiata dai capricci dell’élite al potere.

Lo Stato, per dirla con Bastiat, è l’illusione primaria; “l’illusione con cui tutti vivono alle spalle di tutti gli altri.” Bastiat distrugge questa concezione opponendo una visione più nobile, più radicale e più umana: non possono esistere leggi convenzionali, prestabilite da un’autorità fittizia come lo Stato.

Per l’economista francese esiste solo il Diritto Naturale (Ius Naturae), che non conosce confini, barriere o dogane.

Il Diritto Naturale è il frutto della tradizione filosofica e giuridica dell’Occidente che riconosce all’individuo dei diritti assoluti, inalienabili, incontestabili e irrevocabili: vita, libertà e proprietà privata.

Nelle pagine de “La Legge” si avverte l’eco di John Locke, di Grozio, dei precursori del liberalismo, dei Padri del libero pensiero o della tradizione giudaico-cristiana, e ancora: rotolando il “papiro” entriamo a fondo nella sintesi di una filosofia che vuol prendere coscienza della libertà senza limitazioni, della libertà senza imposizioni autoritarie e statali.

La Legge (La Loi), affermava Bastiat, è “la forza comune organizzata per fare ostacolo all’Ingiustizia”, “l’organizzazione collettiva del Diritto individuale di legittima difesa”.

La Legge, quindi è la giustizia suprema, la libertà del singolo, l’autodeterminazione dell’uomo per affermare la sua dignità. Ma questa giustizia, sia chiaro, non può realizzarsi in un ordine socialista, collettivista, comunista o statalista.

Lo Stato danneggia i diritti dei singoli individui, soffoca ogni forma di individualismo e creatività.

Lo Stato, che è l’espressione di un ristretto gruppo di potere organizzato, pretende di dirigere l’economia, gli scambi e le libere transazioni economiche.

Lo Stato, in nome del “Bene Comune”, danneggia, tassa, esige, conforma, pretende obbedienza e utilizza il suo potere coercitivo e di imperio per piegare gli individui alla sua volontà incontestabile.

Lo Stato tenta di centralizzare e pianificare ogni logica economica, a suon di tasse o imposte (spoliazione legale), andando a danneggiare quegli equilibri di mercato che sono necessari alla sopravvivenza della società.

Lo Stato in nome dell’equilibrio crea caos, in nome dell’uguaglianza rende diseguali di fronte la legge. Lo Stato in nome della giustizia sociale crea ingiustizie.

Questo stato di cose non può essere conforme all’ideale di giustizia per il filosofo francese. Occorre quindi interiorizzare lo scritto di Bastiat. “La Legge” rappresenta un valido faro di speranza; una spada capace di tenere alto il valore dell’autentico liberalismo contro lo statalismo esasperato che contraddistingue la nostra epoca.

Questo libro, scritto poco prima della sua morte, rappresenta il testamento di un valente e lungimirante uomo, che ha dedicato la sua vita alla difesa del laissez faire.

“La Legge” è un manuale di difesa contro i soprusi dello statalismo e del collettivismo ai danni del
singolo individuo.

“The rules of Law” è il fondamento dell’individualismo metodologico, una “medicina” capace di curarci dall’oblio e dall’incapacità critica dovuta all’alienazione di decenni di istruzione pubblica.

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