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La notizia: lo strano e bizzarro caso della scarsità di bucatini in America

Alla fine del 2020, Rachel Handler del New York Magazine aveva scritto su GrubStreet una tanto appassionata quanto rigorosa inchiesta sulla carenza di bucatini De Cecco sugli scaffali dei supermercati americani.

Era venuto fuori che il particolare formato di pasta non rispettava alcune delle normative disposte dalla Food and Drugs Administration, l’organizzazione che supervisione l’importazione di cibo negli Stati Uniti: ai bucatini della De Cecco mancavano infatti 2,1 milligrammi di ferro per essere commercializzati.

Ora la giornalista, che potremmo definire a questo punto la più grande fan dei bucatini De Cecco al mondo, è riuscita finalmente a farsi rispondere dai vertici dell’azienda.

Sempre per GrubStreet, Handler ha infatti intervistato (su Zoom) Giacomo Campinoti, Amministratore delegato di De Cecco Usa, e Paolo Consalvi, Direttore finanziario di De Cecco Usa, «per fare loro le mie numerose e persistenti domande sul mistero più importante dei nostri tempi moderni, e anche per chiedere perché mi hanno ignorato per così tanto tempo».

Nella sua prima inchiesta, Handler ipotizzava infatti che qualche concorrente di De Cecco avesse fatto una soffiata alla Fda per mettere nei guai i pastai originari dell’Abruzzo.

La normativa che ha bloccato i bucatini, che non esiste in Europa, deriva da un provvedimento preso dopo la seconda guerra mondiale che regolamenta come la pasta venduta in America debba essere arricchita di nutrienti, tra cui per l’appunto il ferro.

Come hanno spiegato Campinoti e Consalvi, circa un anno fa la De Cecco è stata notificata dalla Fda di questa mancanza, poco prima che scoppiasse la pandemia, e ha dovuto bloccarne la distribuzione per rivederne il processo produttivo.

 

Qui l’articolo del Tascabile

 

Qui le due puntate dell’inchiesta du GrubStreet:

What the Hole Is Going On? The very real, totally bizarre bucatini shortage of 2020

De Cecco Finally Reveals What the Heck Is Going On With Its Bucatini “It’s always a good thing to know who your enemies are.”

 

Il commento

  

Qualche tempo fa avevo tradotto per il MiglioVerde una bizzarra inchiesta sulla scarsità di bucatini De Cecco in america.

In pratica a causa delle misure anti covid, una serie di beni hanno iniziato a scarseggiare e fra questi la pasta. Ma in particolare i bucatini. Parte della spiegazione sta nel fatto che con la scarsità generale di pasta, un formato così particolare è stato messo in secondo piano, e tutti gli sforzi sono stati posti nell’assicurare il miglior rifornimento possibile per i formati più popolari. Ma poi c’è dell’altro.

 

I bucatini De Cecco sono stati “estratti a sorte” (probabilmente per un intervento politico mirato, sollecitato da qualcuno) per un’ispezione, a seguito della quale sono stati “bocciati” perché non rispettavano le quantità di ferro richiesta da una vecchia legge statunitense, fatta a scopi protezionistici ai tempi della seconda guerra mondiale e poi lasciata lì senza più applicarla. Improvvisamente questa legge è stata applicata ai soli bucatini De Cecco.

La giornalista autrice dell’inchiesta, non era però mai riuscita a farsi rispondere e quindi a sapere con certezza cosa fosse accaduto.. solo ora finalmente è riuscita a intervistare l’amministratore delegato di De Cecco. Il proseguo del racconto lo trovate nell’articolo di GrubStreet linkato sopra.

Intanto è comunque da notare come in questa storia si trovi tutto:

-Una norma nata per fronteggiare la concorrenza improvvisa di un nuovo prodotto ma spacciata al pubblico con la scusa della salute,
-Una norma vecchia ripescata all’improvviso contro una marca specifica probabilmente per intervento di qualcuno,
-Un enorme spreco generato da una burocrazia demente: la De Cecco ha dovuto buttare via (letteralmente distruggere) tonnellate di bucatini con 2 milligrammi di ferro in meno
-L’arbitrarietà e l’assurdità del tutto.
-Il funzionamento di quella che dovrebbe essere una autorità che tutela la salute,
-Uno spaccato della burocrazia,
-Un esempio di cosa sono e come funzionano questi standard internazionali per l’import export che in genereci dicono che servono a unificare e facilitare il mercato
-La difficoltà del cittadino, persino del giornalista, di ottenere lumi,
-La bizzarria delle cose accadute durante il lockdown: persino la scarsita di pasta e di bucatini,
-Come effettivamente il lockdown abbia rotto una serie di “catene” nell’economia e nel commercio
-Un esempio del genere di cose chi fa impresa si deve confrontare

E tutto questo è avvenuto in America, il paese della libera impresa, figuriamoci in Europa e in Italia!

Pietro Agriesti

Coordinatore sezione Attualità

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