Dopo Jackson Hole abbiamo appreso che il terzo mandato della FED, il proverbiale inflation targeting, può essere infranto qualora la banca centrale lo ritenga opportuno. In breve, addio ad ogni discrezionalità riguardo la politica monetaria. Il doppio mandato della FED, stabilità economica e piena occupazione delle risorse inattive, ha visto aggiungersi negli anni ’90 una terza voce che, grazie alla Taylor Rule, ha permesso all’Eccles Building di trovare nuove giustificazioni al suo costante e progressivo intervento sui mercati. Alla base di tutte queste giustificazioni, però, c’è l’idea che il denaro sia neutro. Le sue variazioni hanno solo un effetto sul livello dei prezzi, ma non hanno alcun effetto sull’economia reale.

Quando viene iniettato nuovo denaro, ci sono sempre primi destinatari che beneficiano di questa iniezione. I primi destinatari, con più denaro a disposizione, possono acquistare una maggiore quantità di beni mentre i prezzi di questi sono ancora invariati. Quando il denaro inizia a muoversi, i prezzi dei beni iniziano a salire. Di conseguenza i destinatari successivi beneficiano in misura minore delle iniezioni di denaro, o possono persino scoprire che la maggior parte dei prezzi sono aumentati così tanto da potersi permettere meno beni. L’aumento dell’offerta di moneta porta ad una ridistribuzione della ricchezza reale dai destinatari successivi a quelli precedenti. Ovviamente questo spostamento nella ricchezza reale altera la domanda degli individui di beni e servizi e a sua volta altera i prezzi relativi di beni e servizi.

I cambiamenti nell’offerta di moneta mettono in moto nuove dinamiche che danno luogo a cambiamenti nella domanda di beni ed a cambiamenti nei loro prezzi relativi. Quindi le variazioni dell’offerta di moneta non possono essere neutre e ciò significa che la politica monetaria del sistema bancario centrale equivale alla manomissione dei prezzi relativi, cosa che a sua volta porta all’interruzione dell’allocazione efficiente delle risorse economiche scarse. Contrariamente a ciò che dicono i banchieri centrali, una politica di stabilizzazione dei prezzi porta alla sovrapproduzione di alcuni beni e alla sottoproduzione di altri.

Il denaro fiat è l’anello debole dell’intera catena: dai tassi d’interesse fasulli, al mercato azionario fasullo, al bilancio statale fasullo. E questo, ovviamente, ci porta ad una ripresa fasulla. Siamo arrivati in quella parte della storia della Legge dei Rendimenti Decrescenti in cui più denaro fiat fa più male che bene. Lasciata a sé stessa, l’attuale recessione sarebbe profonda e lunga, ma solo perché, a causa delle politiche anti-cicliche dei decenni precedenti che hanno impedito una salutare pulizia dei mercati dagli errori economici passati, adesso abbiamo tanto debito impagabile e tanti debitori insolventi nel sistema.

Senza la stampa di denaro, sarebbero già falliti e il loro finanziamento sarebbe dovuto venire dai risparmiatori del settore privato. E ciò avrebbe costretto i tassi d’interesse a salire velocemente. Ma mentre il denaro può far salire i prezzi delle azioni, non può creare posti di lavoro reali, salari reali o ricchezza reale. Il denaro fiat extra distorce e disturba la trasmissione di segnali economici genuini e dato il livello d’intervento crescente nei mercati è impossibile pensare che questa storia possa finire senza un Grande Default. E come è successo molte volte nel corso della storia, dagli assegnati francesi ai greenback americani, le persone si rivolgeranno al sound money per salvare la loro ricchezza. E fino ad oggi, l’unico sound money in grado di scardinare questa spirale negativa è Bitcoin.

Accademico della Scuola Austriaca d’economia, blogger, scrittore, studioso di liberalismo. E’ stato varie volte relatore in conferenze e ospite in trasmissioni radiofoniche. Nel 2012 partecipa alla fondazione dell’Associazione Von Mises Italia di cui è responsabile editoriale. Dal 2018 è community manager per il progetto Melis Wallet e nello stesso anno è entrato a far parte del Comitato Scientifico della Bcademy.

Francesco Simoncelli

Coordinatore sezione Economia e Finanza

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