È bastata la condivisione di un post altamente ironico e in lingua inglese su Facebook riguardante Kamala Harris, la vice di Joe Biden, per creare un putiferio e un linciaggio mediatico.

Luigi Marco Bassani, docente di storia delle dottrine politiche alla Statale di Milano, filosofo politico e studioso libertario, si è ritrovato sotto il fuoco nemico, in mezzo a un campo di battaglia trasformato in una sorta di teatro dal politically correct. I collettivi degli studenti, i colleghi e in forma indiretta la maggior parte della Stampa allineata hanno chiesto che vengano presi severi provvedimenti a causa di quel post presente sulla pagina privata del professore della politica.

Ora, a prescindere dal contenuto del meme sulla piattaforma social, dobbiamo prendere atto che i centri culturali, le istituzioni dell’istruzione come le scuole e le università, i media nella loro accezione più universale, sono ormai il centro nevralgico di una nuova forma di psicopolizia: il pensiero unico. Quest’ultimo, in nome di una legalità lessicale, un uso pretenzioso e pignolo del linguaggio, mira a distruggere la potenza espressiva della comunicazione per adattarsi al mantra del buonismo, o del “rispetto” delle presunte “minoranze”.

Tutto ciò che non è conforme, omologato, adattabile e sottomesso al pensiero unico dominante non può avere piena cittadinanza nel dibattito sulle idee. Ci troviamo di fronte alla piena evoluzione del pensiero collettivista e marxista, il quale rivendica l’egemonia “culturale” anche nei limiti stessi della scienza comunicativa. La critica pungente, sacrosanta come era in passato, ironica nei confronti dei “potenti” di ispirazione progressista, per i neomarxisti è un atteggiamento mentale da esorcizzare in tutte le forme possibili, inclusa la censura e la demolizione morale dell’ avversario.

La “colpa” del professor Bassani, a mio avviso, la ritroviamo nel suo temperamento incapace di adattarsi alle mode correnti e al paradigma collettivista. Egli è un libertario nel senso più specifico del termine, un combattente della libertà e per la libertà, un divulgatore del pensiero libero, liberale, liberista e anarcocapitalista.

Per noi pavesi la figura di Bassani appare famigliare. Sulle rive del Ticino, dove la libertà è stata più volte messa a dura prova, in quei piloni culturali che sorreggono l’intero edificio dell’illustrissima trazione culturale cittadina, quella tradizione che ospitò uomini del calibro di Foscolo, Volta, Einstein, Goldoni (espulso dal Collegio Ghislieri per una satira politicamente scorretta), Bassani compì parte dei suoi studi. Allievo di Gianfranco Miglio, teorico del federalismo e di un pensiero fortemente indipendentista e secessionista, i riferimenti olimpionici della cultura di Bassani sono estremamente solidi e pluralistici: la tradizione liberale, la Scuola Economica Austriaca, la Guerra di Secessione. E ancora: nel pantheon delle sue riflessioni insuperabilmente innovative ritroviamo autori come Bruno Leoni ( giurista di profonda cultura e docente universitario pavese), il federalista Thomas Jefferson, autentico padre della nazione americana e un punto di svolta della cultura secessionista, a cui Bassani ha dedicato numerose bibliografie.

Insieme a Carlo Lottieri, a Guglielmo Piombini e a Leonardo Facco, Bassani ha consolidato la tradizione libertaria nella penisola, arricchendola con i nuovi sviluppi provenienti dalla tradizione americana come quelli di Murray Rothbard. È l’atipicità di un pensiero liberista, di libero mercato, potentemente dedito alla ricerca della libertà responsabile, individuale, totale e contro ogni restrizione statalista, che può rendere i libertari invisi alla narrazione e alla vulgata unica dominante.

Ma il cammino della libertà implica il coraggio e l’accettazione incondizionata del proprio destino. Chi combatte per una società libera meriterebbe un diverso trattamento dalla massa e dalle maggioranze. Bassani è un guerriero della libertà ed il suo nome è scolpito nel monte Rushmore come difensore della dignità del singolo individuo contro la statolatria, consapevole che, come affermava Bastiat, “ lo Stato è quella grande finzione con cui tutti cercano di vivere a spese di tutti gli altri.” Insieme a lui ritroviamo Von Mises e von Hayek, tutti coloro che non si sono piegati alla durezza dei tempi. Questi uomini non si sono fatti intimorire da meccanismi burocratici o da strutture artificiali. Che siano per noi esempio di vita e di determinazione!

Le nostre ragioni

by Adalberto Ravazzani 

Questa rubrica curata da Adalberto Ravazzani raccoglie le “nostre” ragioni. Le ragioni libertarie e liberali che si ispirano ai principi di un liberalismo allargato che mette al centro l’individuo e considera inviolabile la sua libertà.

Autori Vari

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