Ci sono momenti nella storia in cui nuove idee creano nuovi paradigmi che sconvolgono lo status quo con cambiamenti di portata inimmaginabile. A volte i nuovi paradigmi vanno al di là della stessa volontà degli innovatori, vivono di una vita propria e fanno la fortuna degli imprenditori che per primi cominciano a comprenderne la portata.

La storia ha sempre proceduto per balzi evolutivi. Guardate agli ultimi 200 anni. Agli inizi dell’800 la popolazione mondiale era di poco meno di un miliardo di individui. La rivoluzione industriale ha consentito di superare la “trappola malthusiana” che limitava la crescita della popolazione mondiale pena la riduzione del reddito pro capite. L’innovazione tecnologica e il capitalismo di libero mercato hanno consentito di sfamare una popolazione che si è moltiplicata per sette in meno di duecento anni.  (Questo andrebbe ricordato a chi auspica il ritorno a un’economia precapitalistica per risolvere i problemi del mondo, sarebbe una cura molto più drastica di quella di Thanos, che in fondo voleva sterminare solo metà della popolazione mondiale.)

Nel campo dell’organizzazione sociale, tuttavia, abbiamo avuto molte meno innovazioni che nella tecnologia. L’essere umano, ad esempio, non è riuscito ad evitare che si creassero stati nazione, con il monopolio della violenza su un territorio.

I filosofi libertari, con una intuizione rivoluzionaria, hanno compreso che gli stati non rappresentano l’organizzazione sociale ottimale per il benessere degli individui. E hanno dimostrato che il pieno rispetto dell’individuo, che avviene quando tutti gli scambi sono volontari ed è tutelato il diritto di non vedere aggrediti la propria persona e i propri beni, consente anche il massimo benessere economico, perché la volontarietà degli scambi indirizza al meglio le risorse verso le finalità più utili. In pratica hanno cioè dimostrato la superiorità etica ed economica di una organizzazione sociale di diritto privato rispetto a quella statuale.

Questa consapevolezza, tuttavia, è rimasta l’illuminazione di pochi a dimostrazione che i soggetti più pericolosi per la libertà delle persone, sono le persone stesse. Sono le persone, infatti, che alla fine pretendono che la libertà venga limitata ben al di là del necessario, ovvero esclusivamente allo scopo di escludere l’aggressione.  Lo considerano un sacrificio per proteggere meglio la convivenza civile. Ma si sbagliano, perché in questo modo favoriscono la progressiva continua intrusione dello stato nella vita delle persone in una spirale che riduce sempre di più il benessere e la libertà. Basta guardarsi attorno, mai come in questi tempi è cresciuta in modo smisurato la volontà di vietare, limitare, censurare, obbligare, in pratica di controllare e gestire ogni aspetto della nostra vita. 

Il controllo si esercita attraverso tre forme fondamentali di minaccia che prevedono la possibiltà di:
1. aggredire la persona fisica: torturando, uccidendo o limitandone il movimento,
2. aggredire la libertà di espressione: con la censura;
3. aggredire i beni delle persone: espropriandone la proprietà.

La possibilità di esercitare questi tipi di aggressione consente agli stati di sopravvivere. Finché potranno farlo non sarà possibile il superamento dell’organizzazione sociale che li prevede. Ciò costituisce un rischio continuo per la vita delle persone e per la sopravvivenza della specie.

Analizzando i tre tipi di aggressione, tuttavia, si può fare una prima considerazione. L’aggressione della persona, finché essa avrà un corpo fisico, è ineliminabile, tuttavia essa è quasi sempre una conseguenza delle idee che una persona esprime e della quantità e tipologia di beni che una persona possiede. Se non si potessero aggredire i beni e non si potessero fermare le idee o risalire a chi le ha formulate, verrebbe meno anche una delle principali motivazioni ad aggredire le persone.

Se dovessi pertanto individuare le condizioni minime per superare l’organizzazione sociale basata sugli stati ed avviare in questo modo un cambio rivoluzionario di paradigma, non avrei dubbi, si dovrebbe poter rimuovere la possibilità di aggredire le idee e i beni.

Fino ad oggi non é stato possibile, ma siamo all’alba di un grande cambiamento. Vediamo.

Ricordiamo innanzitutto perché esiste ed è indispensabile la proprietà privata dei beni.  Il motivo è tanto semplice quanto autoevidente, è una condizione giuridica necessaria per limitare i conflitti in un mondo a risorse scarse. Senza questa fondamentale istituzione vivremmo in uno stato di guerra perenne che non consentirebbe né benessere né sviluppo. La difesa della proprietà privata è tuttavia minacciata proprio dagli stati, che basano la loro esistenza sulla possibilità, legalizzata, di aggredirla. Se fosse possibile evitare l’aggressione dei beni, verrebbe meno il primo pilastro su cui gli stati si sostengono.
Ora, per chi ha il monopolio della forza è abbastanza facile aggredire i beni, soprattutto in quanto tale aggressione avviene non tanto direttamente su essi, ma sulla moneta, che rappresenta nient’altro che potere di acquisto immediatamente disponibile.
Gli stati hanno da sempre preso il controllo della moneta sia per poter effettuare l’esproprio attraverso l’espansione arbitraria della sua offerta (inflazione monetaria), sia recentemente, come conseguenza della digitalizzazione, per poterne controllare gli scambi e la custodia. La moneta digitale e la soppressione del contante facilitano la possibilità di esproprio dei beni da parte dello stato.
La rivoluzione in questo settore è rappresentata da bitcoin, una moneta decentrata e non inflazionabile su cui i governi non possono esercitare alcun controllo (né sugli scambi, né sulla custodia). Ne abbiamo già parlato molto e non mi dilungherò sul punto, tranne il sottolineare che con bitcoin salta il primo puntello su cui poggiano gli stati. La portata di questa innovazione è sempre più evidente anche dall’evoluzione del prezzo di questo asset che nonostante l’elevata volatilità e le ampie correzioni, ha sempre recuperato valore e mostra un chiaro trend crescente. Se oggi bitcoin non ha ancora distrutto il sistema delle monete fiat mondiali è perché gli stati ancora controllano i punti di conversione tra il bitcoin e la moneta fiat e le persone non possono ancora fare a meno di essa. Perché? Perché non sono ancora presenti diffusi ecosistemi chiusi che poggiano interamente su bitcoin. E questo ci porta al secondo punto, la limitazione della libertà di espressione.

La libertà di espressione è continuamente sotto attacco. È sotto attacco dagli stati, che più si espandono e diventano totalitari più iniziano a ridurla, insieme con le altre libertà individuali. Ma è sotto attacco anche dalle persone che, come accennavo prima, chiedono continuamente di limitarla (prevalentemente quella degli altri) per un falso senso di sicurezza. E tale richiesta cresce di pari passo con gli strumenti che la amplificano e che si sono sviluppati negli ultimi anni.

Nelle ultime due decadi, infatti, innovazioni tecnologiche come internet e gli smartphone hanno permesso la nascita e lo sviluppo di pattaforme private che sono nate promettendo di espandere la libertà di espressione, e finora hanno mantenuto la promessa. Alcune di queste piattaforme si sono sviluppate fino ad avere miliardi di utenti. Facebook, la più diffusa, supera oggi i due miliardi di utenti, più degli abitanti di interi continenti. Questa piattaforma è stata usata da movimenti che grazie ad essa hanno potuto esercitare grande influenza sulla politica di intere regioni, come la primavera araba.

Trattandosi di piattaforme private il cui utilizzo dipende da libera scelta non è appropriato parlare di censura, tuttavia queste piattaforme recentemente hanno progressivamente iniziato a esercitare forme sempre più spinte di limitazioni alla libertà di espressione e hanno imposto ai loro utenti condizioni sempre più restrittive di utilizzo.
Questo è avvenuto sotta la spinta dei governi a loro volta influenzati dalla pressione esercitata dall’opinione pubblica che, per l’appunto, ha iniziato a chiedere a gran voce che venissero filtrate e bloccate informazioni false, sgradevoli, offensive, odiose e politicamente scorrette.

Tra parentesi, ciò ha consentito loro di iniziare a comportarsi come editori capaci di influenzare il comportamento di miliardi di persone. Questa trasformazione dei social network da piattaforme tecnologiche a editori è estremamente pericolosa proprio a causa dell’enormi dimensioni di queste piattaforme; era però inevitabile che accadesse, per la regola generale che afferma che se si ha un grande a potere a portata di mano,  prima o poi lo si userà per propria convenienza. E i social network, in quanto piattaforme centralizzate, avevano tale potere a portata di mano.

Il caso dei social network, tuttavia, non deve trarre in inganno, la censura, in definitiva, viene esercitata dal monopolista della violenza sul territorio, ovvero dallo stato, non dalle imprese private il cui utilizzo dei servizi è oggetto di libera scelta. Questo caso dimostra, caso mai, che queste piattaforme non hanno potuto (e voluto) diventare lo strumento definitivo per garantire la libertà di espressione e renderla globale, e che oggi la loro dimensione pone un ulteriore problema di manipolazione delle persone nell’ambito di un rapporto poco trasparente con la politica, volto a far sì che esse possano mantenere la loro posizione dominante ostacolando il libero mercato.

Ora, il punto sulla libertà di espressione è che essa è necessaria per lo sviluppo economico e per l’evoluzione della specie. Qualunque censura fatta con finalità di protezione delle menti più deboli, inevitabilmente riduce la possibilità che idee innovative e rivoluzionarie possano emergere e diventa un’arma per manipolare le persone e renderle schiave. È una soluzione enormemente peggiore del problema che intende risolvere.

Ciò è così vero che quasi tutte le costituzioni delle moderne democrazie formalmente tutelano la libertà di espressione, ma la realtà in cui viviamo mostra come il costituzionalismo non sia stato capace di limitare efficacemente il potere di uno stato e pertanto la tutela costituzionale della libertà di espressione non è sufficiente a proteggerla, specie quando, sotto pressioni ideologiche e politiche, tra gli stessi cittadini iniziano i distinguo sulle idee buone che vanno protette e le idee dannose che vanno fermate.

Un’idea, però, non è mai dannosa in sé, può esserlo solo la sua attuazione. Sono le persone che traducono le idee in azione che devono essere eventualmente fermate e punite. La libertà di espressione, quindi, non ammette eccezioni. O c’è o non c’è. Se c’è, non è ammissibile alcuna forma di limitazione o censura preventiva per alcun motivo.
Purtroppo il controllo dei media su cui viaggiano le idee, rende la censura possibile e il fatto che le idee vengano originate da persone fisiche, rende possibile l’eventuale rappresaglia punitiva contro di esse, per evitare la quale molti si autocensurano. E, come abbiamo visto, se è possibile usare un potere, alla fine verrà usato. Se pertanto è possibile censurare, alla fine si censurerà.

Ma le cose stanno per cambiare. La stessa tecnologia decentrata che sta consentendo di evitare l’esproprio dei beni, permetterà di evitare che un’idea possa essere bloccata.

Vi chiedo ora di aprire la mente e di fare uno sforzo di immaginazione. Immaginate un mondo nuovo in cui è possibile costruire identità virtuali slegate da identità fisiche su cui non è efficace alcun tipo di minaccia e non può avvenire alcun tipo di ritorsione (cancellazione o confinamento). Identità virtuali che possono esprimere idee che non possono essere censurate.
Ogni identità sarebbe libera di pubblicare tutto ciò che vuole e la sua credibilità sarebbe basata sull’autorevolezza costruita esclusivamente sulle storia delle sue pubblicazioni.
Beh, in questo mondo dovremmo accettare il fatto che possano circolare informazioni false e idee orribili o pericolose che toccherà a noi e alla nostra responsabilità filtrare, scartare o usare nel modo migliore. Ma non è già così che affrontiamo il mondo della natura? Una montagna, un oceano possono diventare una trappola mortale, un sasso può diventare un’arma, ma certo la soluzione non può essere quella di vietare le arrampicate, la navigazione o i sassi.

Pensate invece alla contropartita. La massima possibilità di cooperazione individuale e di nascita di idee nuove e rivoluzionarie. Un mondo dove Gesù Cristo non potrebbe essere crocifisso.

Se non ci estinguiamo prima, questo è il mondo che ci aspetta.

Editoriali

by Autori Vari

Gli editorialisti di Lib+ sono persone libere e indipendenti che contribuiscono volontariamente con articoli e saggi.

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