Parliamo di attualità: il goffo tentativo del Governo di secretare gli atti del Comitato Tecnico Scientifico riguardo al CoVid19, fortunatamente sventato dalla Fondazione Luigi Einaudi, disintegra la retorica dello Stato premuroso che applica misure cautelari puramente nell’interesse dei cittadini.

La colpevolezza del Governo riguardo alla crisi economica incombente è cosa ormai ovvia a qualsiasi osservatore sufficientemente sveglio. Più di qualche uomo di poca fede, compreso il sottoscritto, ritiene che le misure drastiche che sono state adottate abbiano danneggiato un tessuto economico già drammaticamente fragile dando un gigantesco assist al Governo e al suo disegno di centralizzazione e statalizzazione. Tuttavia individuare il colpevole è una condizione necessaria ma non sufficiente a trovare una soluzione al problema.

Se l’unica alternativa allo Statalismo “di Sinistra”, che mira a ingigantire l’apparato pubblico estorcendo le risorse da quello privato mentre strizza l’occhio alla Cina, è uno Statalismo “di Destra”, che mira a fare sostanzialmente la stessa cosa ma a debito (o addirittura come sosterrebbe Borghi, stampando moneta) e strizzando l’occhio alla Russia, vuol dire che siamo in guai seri in entrambi i casi.

Il Virus Statalista, ingigantito e spalleggiato dal Virus Cinese, ha ormai infettato tutta la classe dirigente italiana. E se qualcuno ancora sano di mente prova coraggiosamente a dire la propria, viene tacciato di “negazionismo”. La lezione da trarre da questa storia sembra essere che se il Governo opera in modo illecito e disonesto, ma giustifica le proprie azioni in nome di un presunto bene comune allora non può essere criticato, pena la gogna mediatica.

C’è un disperato bisogno di una risposta a questo atteggiamento istituzionale quasi da totalitarismo, una situazione del genere non può che degenerare.

La risposta deve essere sia di tipo pragmatico-operativo, sia di tipo identitario-ideologico, non vogliamo esprimerci a slogan né rischiare di diventare “Liberali che parlano solo di economia”.

Dobbiamo partire da alcuni punti fondamentali su cui possiamo dirci tutti d’accordo:

– La mole della spesa pubblica Italiana non è minimamente giustificata dalle prestazioni di servizio erogate dallo stato.

C’è l’assoluta necessita di razionalizzare e ridurre la spesa pubblica, i taxpayers non riescono più a coprirla e il debito pubblico aumenta vertiginosamente. I servizi pubblici versano in condizioni pietose non per mancanza di risorse ma per cattiva allocazione delle stesse, il che ci porta al secondo punto.

– La centralizzazione delle responsabilità pubbliche causa un buco nero in cui finiscono la maggior parte delle risorse da allocare.

Parliamo un momento dei banchi anti-CoVid da 300 euro l’uno. Dire che spendere 300 euro per un banco mi sembra esagerato sarebbe un eufenismo. Il prezzo di mercato di quei banchi è infatti intorno agli 80 euro caduno, gli altri 220 non sono un errore di calcolo, ma rappresentano i costi del gigantesco pachiderma centralizzato che è diventato lo stato italiano. Anche una questione apparentemente semplice come fornire banchi adeguati agli studenti diventa un problema incredibilmente oneroso se la segreteria scolastica risponde a quella comunale, che risponde a quella provinciale, che risponde a quella regionale, che risponde a quella nazionale, che risponde a quella ministeriale (etc.etc. ci siamo capiti) e ogni strato di questo processo deve essere monitorato da altrettanti organi di controllo. L’alternativa è lasciare più autonomia decisionale a chi si occupa effettivamente del benessere dei propri clienti-consumatori-pazienti-alunni, in questo caso i singoli dirigenti scolastici. Non c’è bisogno di più direttive ministeriali, c’è bisogno di responsabilizzazione individuale nel sistema scolastico, così come in ogni altro settore ingrassato di burocrazia, e ciò ci porta al terzo punto.

– Ci sono troppe regole, troppi controlli, troppe tasse e tariffe. 

Abbiamo bisogno di Deregulation e Liberalizzazione in ogni ambito possibile e immaginabile. Un paese dove diventare parrucchiere e aprire uno studio diventa un’impresa titanica è per forza di cose un paese vecchio, immobile e destinato a fallire. Dobbiamo uscire da questa ottica, serve un vero incentivo a fare impresa, non possiamo andare avanti a suon di “bonus-monopattino-ristorante-babysitter”, ed ecco il quarto punto.

– I bonus, le statalizzazioni e le mancette elettorali non aiutano e non aiuteranno mai la crescita economica.

I taxpayers non possono permettersi di pagare per i fallimenti di mercato di Alitalia, così come non possono permettersi di pagare i vari bonus economicamente inutili che hanno il solo scopo di comprare a basso prezzo i voti dei cittadini. La parte di classe politica che sembra rendersi conto di questa condizione ripiega sul fare spesa a debito, piuttosto che rinunciare al bonus baubau o miaomiao, siamo arrivati al quinto ed ultimo punto.

– La tendenza del governo a spendere più del budget a propria disposizione e di ingrandire la forbice fra entrate ed uscite rende il debito pubblico e i tassi di interesse problemi sempre più difficili da gestire.

È il momento di imporre una pressione continua volta a ridurre la spesa. Dobbiamo iniziare noi giovani, le principali vittime della spesa, e trainare tax payers e risparmiatori in questa battaglia di civiltà.

 

In conclusione: abbiamo la possibilità di invertire la tendenza al declino che ha imposto la rotta intrapresa dagli ultimi governi, per farlo abbiamo bisogno di parlare di questi temi, che sono di un importanza enorme, ma che sono troppo spesso ignorati dall’opinione pubblica.

Forza Guardiana si impegna a creare un movimento di giovani consapevoli e informati, che metta al centro valori liberali e abbia il coraggio di combattere per essi.

Coordinatore nazionale giovanile di Forza Guardiana.

Alessandro Sforza

Coordinatore sezione Politica

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